Descrizione
ยซPer piรน di duemila anni l’invidia verso le donne รจ stata negata. Peggio: รจ stata trasformata in svalutazione e le ha spinte ai margini, le ha sminuite, ostracizzate dalle stanze del potere, ridotte a funzioni della propria prosperitร , del proprio godimento, le ha calunniate, le ha trattate da inferiori. Le ha bruciate sul rogo come streghe o internate nei manicomi come pazze. Mossi dall’invidia, per una diversitร che non potevano dominare, si sono vendicati, gli uomini. E tu vuoi essere uno di loro?ยป Appena nata aveva giร deluso sua madre: non era un bel maschietto. A cinque anni avrebbe voluto salire sugli alberi e sporcarsi i vestiti. A quindici non essere molestata. A sedici prendere il megafono in mano e arringare i compagni di scuola. A venti non dover aspettare di essere scelta. A cinquanta non preoccuparsi della menopausa. A sessanta delle rughe. A settanta dello stigma sociale che colpisce le vecchie. Ripercorrendo la sua vita di lotta e di scrittura, Lidia Ravera oggi fa i conti con una fantasia sempre taciuta: avrebbe voluto essere un uomo, anche se le donne le ama di piรน. Avrebbe voluto essere un uomo perchรฉ la societร in cui ha mosso i primi passi era a misura d’uomo. E quella in cui muoverร gli ultimi, molto probabilmente, lo sarร ancora. Avrebbe voluto essere un uomo perchรฉ non aveva alcuna vocazione al martirio. Perchรฉ non voleva dover scegliere fra gli affetti e la carriera, non voleva reprimere parti di sรฉ per adeguarsi al ruolo di femmina, non voleva educarsi ad aspirazioni modeste, non voleva e non vuole sentirsi sempre sotto osservazione o sotto scacco. “Volevo essere un uomo” รจ una confessione intima e politica, in cui raccontarsi vuol dire anche raccontare il femminismo, le battaglie vinte e quelle ancora da vincere, ma soprattutto l’approssimarsi della fine di un mondo e il bisogno di credere che un altro mondo รจ possibile. Magari a misura di donna.









